Vera e propria campagna shock negli USA, commissionata dall’organizzazione no profit Lung Cancer Alliance (associazione cancro ai polmoni). “Gli amanti dei gatti meritano di morire”, “Le vecchie zie pazze meritano di morire”, “Gli hipster meritano di morire”: questi sono alcuni dei claim apparsi sui manifesti che hanno tappezzato molte città americane qualche giorno fa. La fase teaser, infatti, ha presentato vari gruppi della società affermando che “meritano di morire”. Un messaggio che ha colpito davvero (e che ha anche indignato qualcuno!), del resto era questo l’obiettivo iniziale. Una campagna ideata dall’agenzia Laughlin Constable di Chicago, volta a mutare l’atteggiamento delle persone verso i malati di cancro ai polmoni. Infatti il nome dell’operazione è “No one deserves to die” (Nessuno merita di morire), perché cerca di arginare la demonizzazione di coloro che soffrono di cancro ai polmoni, vittime del preconcetto secondo il quale sono alcuni atteggiamenti diffusi a provocarlo, come il fumo, e che quindi assumerli equivale a “cercarsela”.
“Molte persone credono che se hai il cancro ai polmoni, hai fatto qualcosa per meritartelo. Sembra assurdo, ma è così. Il cancro ai polmoni non fa discriminazioni e neanche tu dovresti farne. Aiutaci a mettere fine a questo preconcetto e alla malattia”: questo il messaggio incisivo che appare sull’home page del sito web della campagna.
Dopo aver creato scompiglio, la campagna si è “rivelata” e nei manifesti sono stati aggiunti logo dell’organizzazione e la frase “se hanno il cancro del polmone”. Questa bella operazione di marketing non convenzionale ha avuto grande risonanza con un passaparola virale importante ed anche un seguito ben strutturato nei media ufficiali: sito web, affissioni, spot e social media come Facebook e Youtube, per 1 milione di dollari circa. Al di là delle critiche e delle considerazioni morali, dal punto di vista comunicativo la campagna è stata un successo e ha attirato l’attenzione di moltissime testate e tv come New York Times, CNN, CBS, Wall Street Journal e Washington Post.
Del resto per coinvolgere i passanti non sono più sufficienti le insegne luminose, ma in qualche modo è necessario shockare con creatività, nel bene e nel male…



