Greenpeace torna all’attacco verso i giganti dell’IT e chiede loro di adattarsi alla sfida climatica.
Sotto accusa Apple, Amazon e Microsoft che attraverso server ospitanti le nuvole digitali e alimentati tramite fonti di energia non rinnovabile, mettono a dura prova il nostro Pianeta.
La domanda sempre più crescente dei prodotti e servizi delle tre aziende che permettono di condividere documenti, foto, video, musica e dati di ogni genere attraverso l’uso della Rete, porta all’impiego di strutture immense.
Greenpeace dichiara che se la nuvola digitale fosse uno Stato, la sua domanda di energia elettrica sarebbe la quinta al mondo.
La gravità dell’accusa punta il dito verso i tre, ma offre anche una via di uscita: passare all’utilizzo di energie rinnovabili per alimentare i propri server. Altre grandi aziende si sono adattate a questa necessità, si tratta di Google, Yahoo! e Facebook.
Come è possibile leggere dal sito web di Greenpace, per esempio, è ora che Apple inizi a pensare in maniera differente ma che lo faccia sul serio. Non basta l’innovazione, le app utili e dal bel design, ci vuole un impegno concreto, soprattutto da parte di aziende così grandi ed importanti, perché se da un lato Internet ha scatenato nuove realtà positive, dall’altro rischia di diventare un agente inquinante senza pari.
Quant’è grande la nuvola digitale di cui stiamo parlando? Secondo Greenpeace corrisponde a 250.000 abitazioni europee, in termini di consumo.
Se anche voi pensate che sia giusto vedere Apple, Amazon e Microsoft adattarsi alla sfida climatica, contribuite alla campagna di Greenpeace e chiedi loro di cambiare. Altre informazioni le potete continuare a leggere sul post dedicato all’argomento su saponetteverdi.com.


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