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Il modello LiquidO™ di Cocoon Projects

L’incontro con i membri fondatori di Cocoon Projects Alessandra Cianchettini e Valerio Cianci, all’interno del workshop Super Start promosso dall’Università Politecnica delle Marche, ha come presupposto il far funzionare un’organizzazione di ultima generazione, facendo emergere leadership e competenze, e allo stesso tempo dare un giusto riconoscimento al merito.

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La loro, è un’impresa che si propone di dare supporto ad altre imprese, attraverso la definizione di progetti. Il target è molto ampio, dalla multinazionale all’impresa locale: chiunque necessiti di un nuovo assetto (a patto che vi sia apertura mentale nella leadership), di una nuova organizzazione o anche di un progetto (dal marketing alla consulenza d’immagine), si può avvalere delle prestazioni di Cocoon Projects.

Alessandra è un’Innovation Coach, cioè la persona incaricata a stimolare le imprese e i suoi componenti attraverso le idee, scoprendone di nuove attraverso l’analisi delle precedenti; scoprendo così nuove sorgenti  e nuove possibilità per un progetto, dove prima non se ne scorgevano. Valerio è invece un Lean Facilitator – oltre che uno dei cofondatori – ovvero quella figura che analizza i vari aspetti di un lavoro individuandone gli sprechi e, se possibile, indicando come fare per eliminarli.

Un nuovo modo di pensare l’impresa, basato su una “produzione snella” ed efficace; proveniente dal modello studiato da Womack e Jones (che analizzarono il modello Toyota, come archetipo di spontanea produzione logica, costruttiva e senza sprechi). Tutto si fonda su 5 principi-guida:

  1. definire il valore dal punto di vista del cliente;
  2. eliminare gli sprechi;
  3. scorrevolezza delle attività;
  4. una logica di Pull e non di Push (non un lavoro obbligato, ma basato sull’impegno personale);
  5. Kaizen, il continuo migliorarsi.

Uno dei problemi che bloccano la crescita delle imprese oggigiorno, è un modello arcaico, fondato su decisioni prese dal cosiddetto “collo di bottiglia“, una ristretta cerchia di persone che sceglie e decide secondo pareri su altre persone di cui magari non ha mai visto la faccia (un giudizio non paritario); persone, quest’ultime, che non comprendono comprendono il piano complessivo (per quanto strutturato possa essere) perché troppo distanti dalle decisioni e troppo vicine invece ai problemi pratici, della vita di tutti i giorni, cui il collo di bottiglia non sospettava nemmeno l’esistenza; un immaginario sandwich d’aria (air sandwich) che simboleggia la distanza tra chi sta sopra e chi sta sotto.

Da questa disparità, da questa arretratezza, Cocoon prende le distanze, ponendosi come una realtà Liquida: una realtà dove non esistono ruoli o gerarchie (se non dal punto di vista burocratico); in cui le decisioni vengono prese in maniera autonoma in virtù di un piano d’azione comune, già deciso in precedenza con l’apporto di tutti (persino di chi risponde al telefono). In questa realtà si collabora ad uno scopo, ad un progetto cui prende parte solo chi davvero è motivato, in base alle proprie capacità e competenze. Un sistema meritocratico e democratico basato sulla valutazione del proprio contributo al raggiungimento dell’obbiettivo, così come sulla valutazione di quella altrui.

Questo modello liquido si fonda su pilastri strutturali come:

  • Collaborative Coworking Board, cioè spazi di incontro e di confronto in cui il team (o anche tutta l’impresa) lavora, comunica e si organizza nel collaborare ad un progetto (si questo anche il piano d’azione dei sei mesi a venire);
  • Contribution Acounting, cioè un apporto al progetto in base a ciò che realmente si sa fare, perché lo si sa fare e lo si vuole fare;
  • Collaborative Decision Making, cioè una scelta consapevole e condivisa delle decisioni circa il progetto e il suo sviluppo;
  • Reputation Tracking, la valutazione a fine progetto, del contributo di ogni elemento, che poi incide sulla retribuzione individuale e sulla reputazione in caso di nuove opportunità di collaborazione.

Nello svolgersi del workshop si è passati all’applicazione in piccolo di questi principi: prima con un cruciverba in lingua inglese, quindi con il supporto del Lego®  Serious Play® .

Il primo esercizio mette in risalto tutto il metodo di coworking attraverso l’aggregazione di persone sconosciute ma motivate da un obiettivo comune: completare il rompicapo. Ognuno – ovviamente – secondo le proprie capacità.

Il secondo esercizio invece, si basa su un concetto nato negli anni ’90 per spingere i manager a creare, descrivere ed anche sfidare il loro concetto di business. Attraverso il gioco. Perché come dice Platone «Puoi conoscere una persona più in un’ora di gioco, che in una vita di conversazione». Il serious play approfondisce il processo di riflessione e sostiene un dialogo efficace, per tutti, all’interno di un’organizzazione. Alla base c’è il leitmotiv: tutti noi sappiamo di più di ciò che pensiamo di sapere. E lo esprimiamo al meglio attraverso le mani.

Anche attraverso il gioco, debitamente mirato ed incanalato, si ha un esempio di compartecipazione e collaborazione. Ogni stage di gioco permette la maggior comprensione di sé e della visione del modo di lavorare: creare una torre con determinati pezzi e darle una storia; ricreare un modellino a scelta, e da esso prendere spunto per definire un “capo da incubo“; utilizzare i mattoncini per creare una nuova impresa e, con il metodo di red bricking (cioè montando il mattone rosso), definire quale parte di questa struttura-impresa è fondamentale e quindi può contribuire ad un progetto comune. Ed ogni volta ponendosi delle domande (con l’aiuto di Alessandra e Valerio) sui significati intrinseci delle nostre scelte  inconsce.

Seppure il modello di organizzazione Liquida cozzi ancora con la burocrazia italiana, Cocoon Projects non solo riesce a portarlo avanti da ben due anni; ma pian piano lo sta suggerendo anche ad altre start-up e imprese della zona. Tutto dipende da tre fattori: apertura della governance (cioè di chi prende le decisioni), dalla trasparenza che si ha/si vuole nella propria impresa, e dall’inclusività (cioè da quanto è accessibile un’azienda nei confronti di chi può apportare contributo al lavoro).

In tale contesto, Cocoon Projects e il suo progetto di Liquid Organisation (LiquidO™) si collocano come la prima realtà italiana e una delle prime in Europa.

 

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