Radio Imagination, Seikō Itō

Intrappolato tra i rami di una cryptomeria, su su su in cima, si trova Dj Ark. Me lo sono immaginato in posizione supina, come fosse sdraiato sul pavimento di una casa sull’albero. Supino, quindi, non riesce a utilizzare il cellulare che tiene stretto in mano. Sente che squilla, ma non sa chi lo cerca, non sa dove si trova di preciso e perché.  Non ha memoria di quello che sia successo, sa solo che con la sua giacca rossa, è stato scaraventato tra i rami di un bosco di cryptomeria da un’onda anomala. Si tratta dell’onda dello tsunami che nel 2011 ha devastato il Giappone.
Dj Ark non si perde d’animo e per non sentirsi solo parla a tutti coloro che vogliono ascoltarlo. Nasce così Radio Imagination, una radio che trasmette a tutte le ore del giorno, ma non lo fa come una radio tradizionale; Dj Ark trasmette il proprio programma radiofonico tramite delle frequenze particolari: attraverso la mente.
Un’idea di base bella e commovente sviluppata molto bene da Seikō Itō, autore nipponico di cui questo è l’unico libro tradotto in Italia, pubblicato da Neri Pozza nel mese di luglio.

Pubblicato in Giappone in occasione del secondo anniversario del terremoto del Tōhoku e del conseguente tsunami che ha colpito la centrale nucleare di Fukushima, Radio Imagination ha avuto un enorme successo tra il pubblico giapponese poiché affronta un tema importante, una tragedia che il Paese ha sì metabolizzato, ma che continua a toccare i cuori dei giapponesi.

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Un testo che offre diversi spunti di riflessione non solo sul rapporto con la morte e sulle dinamiche che uniscono il mondo dei vivi a quello dei morti, ma anche sulle radici e le tradizioni che stanno abbandonando i giovani giapponesi in favore della modernità e dell’occidentalizzazione. Le parole di Seikō Itō, delicate e dai toni tenui, sembrano voler ricordare al popolo giapponese di rispettare e non dimenticare mai le proprie radici, le antiche tradizioni e, al contempo, di guardare al futuro ma sempre con un sguardo a ciò che è stato.
L’accurata traduzione di Gianluca Coci, traduttore nipponista ed esperto in letteratura giapponese moderna e contemporanea, non ne rovina la poesia ma rende il romanzo straordinariamente vicino al lettore.
Dj Ark, con le sue parole di speranza rivolte a quelle anime intrappolate tra il mondo dei vivi e quello dei morti, dona speranza anche a chi non ha vissuto la tragedia del 2011.

Ciò che rende affascinante Radio Imagination è, infatti, la sua capacità di poter essere letto e compreso pienamente anche da un pubblico di lettori europei e/o italiani, che possono pensare alle parole di Dj Ark come rivolte alle vittime di altri eventi importanti – il terremoto che ha devastato L’Aquila nel 2009, ad esempio.
Un romanzo che, sebbene prenda come punto di riferimento una tragedia, non riesce a essere solo un resoconto triste, perché le pagine trasudano speranza. Speranza che i defunti, i nostri defunti, non vengano dimenticati, che non siano mai soli e che, dopo la morte, trovino la pace in un posto migliore. Un posto che è per tutti lo stesso, a qualunque religione si appartenga, un posto che rappresenta per ognuno di loro la tranquillità e la pace tanto attesa.
Radio Imagination è uno di quei romanzi che restano dentro e che offrono un pizzico di tranquillità anche a chi lo legge: i nostri cari, lassù, non sono mai soli ma sono circondati da altre persone che si prendono cura di loro. È importante che non ce ne dimentichiamo mai.

Fonte immagine: Neri Pozza

La musica degli Ainur incanta il Teatro Novelli di Rimini

Metti un giovedì sera di settembre, il più caldo che ricordi. Una corsa forsennata di quattro geek per arrivare fino a Rimini in tempo per lo spettacolo. Il Teatro Novelli è già colmo di gente, pronti ad assistere allo spettacolo “Ainulindalë – La musica degli Ainur”, musiche ispirate a “Il Silmarillion” di JRR Tolkien. La voce di Angelo Branduardi ci accoglie nell’oscurità della sala e inizia il racconto di Eru, detto Ilúvatar e la creazione degli Ainur.

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Ma facciamo un passo indietro, di cosa stiamo parlando? Ainulindalë è il primo capitolo de Il Silmarillion, un’opera mitologica (o mitopoietica?) in cui Tolkien esplora le origini del mondo… del suo mondo, Arda, dalle origini fino alla Terza Era (dove, per intendersi, si svolge il Signore degli Anelli). In questo primo capitolo, infatti, Ilúvatar crea gli Ainur, dei potenti spiriti, con il pensiero e assegna loro una melodia, che gli Ainur stessi plasmeranno per creare Arda.

Torniamo al Teatro Novelli, dove le musiche di Nicolò Facciotto, Federico Mecozzi, Ivan Tiraferri e Mattia Guerra si alternano alla voce inconfondibile di Branduardi. I primi brani raccontano tre Ainur, ognuno con le sue particolarità che si riflettono nella musica: abbiamo infatti i Valar Varda e Manwë e la Maia Uinen. Senza entrare nel dettaglio dei singoli personaggi, scopriamo come gli autori abbiano realmente immaginato una melodia che rispecchiasse i loro “caratteri”.

Quindi Ilúvatar presenta il suo tema (ancora, dopo averci dormito sopra, non riesco a non ripetermelo in mente) che gli Ainur trasformeranno in una grande musica. Mentre qui entra in gioco Melkor, il più potente degli Ainur, invidioso del potere di Ilúvatar, che porterà la sua dissonanza all’interno della grande melodia creata dagli Ainur, in un gioco musicale ma anche di luci, che passano dal blu al rosso, quando Melkor porta le sue idee all’interno della composizione.

La composizione, decisamente epica e apprezzata anche da noi che, sostanzialmente, non siamo né musicisti né esperti di musica classica. Quello che rimane nelle nostre orecchie è qualcosa di comprensibile anche a noi profani, una musica epica che può fare da colonna sonora ad un mondo fantasy come quello di Tolkien. L’esecuzione dell’Orchestra sinfonica “G. Lettimi”, diretta dal Maestro Facciotto sembra sparire, sostituita da un grande vuoto, mentre l’ombra di Branduardi proiettata su un grande telo bianco, è come quella di un Narratore supremo, quasi Illuvatar stesso.

Non vi diciamo come va avanti la storia, perché per questo dovete vedere lo spettacolo o leggervi il Silmarillion. Abbiamo apprezzato anche i tre brani conclusivi, che raccontano episodi del Silmarillion successivi alla creazione di Arda, in particolare “La Cavalcata di Oromë” che mi sono riascoltato stamattina in macchina per gasarmi prima di 8 ore di lavoro davanti a un computer.

Personalmente, mi sono voluto prendere pure il CD, perché è un progetto interessante e apprezzabile musicalmente. Poi perché sono un fan di Tolkien e tutto comincia da lì, da quel tema che Eru Illuvatar ha concepito e che ci ha portato al mondo che conosciamo.

Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato. Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; ché ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Ilúvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli. Ma già solo ascoltando pervenivano a una comprensione più profonda, e s’accrescevano l’unisono e l’armonia. – JRR Tolkien

A.A.A. Padre cercasi, il video virale riuscito a metà?

È stato il video della settimana ripreso praticamente da tutte le testate internazionali per farci conoscere la storia di Natalie Amyot, la turista francese alla ricerca del bellissimo ragazzo australiano (saranno tutti così a Mooloolaba?), padre del suo futuro bambino frutto di una notte di passione.

Facendola breve il video ha fatto il giro del mondo, ricevendo numerosi commenti di ogni genere tra incoraggiamenti, critiche e dubbi che fosse tutto una storia inventata con le diverse prove a sostegno di questa tesi. Qualora non aveste ancora trovato la risposta ve lo confermiamo anche noi, Natalie in realtà si chiama Alizee Michel ed è la protagonista di un fake creato per promuovere la località in cui la sua “avventura” ha avuto luogo.

Ora il successo del primo video che trovate qui sopra è innegabile raggiungendo milioni di visualizzazioni. Possibili obbiettivi raggiunti: far vedere uno scorcio di un paesaggio da sogno alle spalle della ragazza, nominare all’interno del video Mooloolaba e la Sunny Coast, far passare il messaggio, attraverso la storia, che li ci si diverte (anche troppo a volte!).

Un successone? Forse, personalmente ammetto di avere qualche dubbio… sarà che dopo aver sentito la storia e aver cercato il video (ribadiamo il voto 10 a livello di viralità) il riferimento alla località e al suo nome non l’ho proprio notato…

Neanche il tempo di finire di vedere il primo video ed ecco la svolta: I Found Him, l’ho trovato…da Youtube ci arriva la conferma che era tutto organizzato da Andy Sellar, esperto nel campo del virale, autore di questa campagna per promuovere Holiday Mooloolaba (no il link al sito non lo metto, se davvero questa campagna vi ha incuriosito dovrete fare uno sforzo in più per trovarlo!)

Ed è dopo aver visto questo video che i miei dubbi sono aumentati: questa spiegazione così razionale e pubblicitaria, forse arrivata anche per fermare l’escalation di commenti verso l’attrice, di sicuro non mi ha fatto venir voglia di scoprire qualcosa in più su Mooloolaba, un nome che non credo ricorderò così bene…

Quello che mi è rimasto dopo tutto l’interesse suscitato dal primo video (tra l’altro idea non così originale a quanto sembra) è la sensazione di un’occasione persa, quel che continuo a pensare è non sarebbe stato meglio continuare con un altro video ben fabbricato che svelasse si l’intento pubblicitario, andando dietro la falsa storia e mostrandoci i motivi reali, paesaggistici e/o d’intrattenimento, per cui vale la pena visitare il sito Holiday Mooloolaba prima e organizzare il viaggio poi?

Magari la mia è solo una sensazione, magari i video hanno superato le aspettative e hanno portato milioni di visite al sito però io continuo a chiedermelo, questo video virale è riuscito solo a metà? A voi la risposta!